Come realizzare uno stemma familiare con la stampa 3D.

da | Nov 20, 2019 | Disegno e Stampa 3D

Breve ripasso: cos’è la stampa 3D?

La stampa 3D è un mezzo che permette di realizzare un’infinità di oggetti.

Operando attraverso la cosiddetta produzione additiva, ovvero la sovrapposizione di strati di materiale, si realizzano i prodotti tridimensionali più disparati. Si varia dalla produzione di piccoli componenti meccanici a quella di prodotti impegnati in campo medico, fino a giungere a qualsiasi idea ci venga in mente.

Partendo da un modello digitale 3D, completamente personalizzabile, otterremo il nostro oggetto finito.

Un progetto davvero particolare…

In questo articolo vogliamo illustrarvi un progetto davvero singolare, che permette diversi spunti di riflessione.

Una mattina, di buon ora, si presenta in negozio un cliente con un antico stemma di famiglia. Questo particolare manufatto che porta con se è realizzato in pietra, lavorato e rifinito con martello e scalpello. Tuttavia, l’emblema non lo soddisfala per niente.

Incuriosito dalla possibilità innovativa di stamparlo, ci propone questo insolito compito: realizzare un stemma famigliare attraverso i filamenti plastici della stampa 3D.

Come si procede con la stampa 3D?

Il punto di partenza fondamentale è quello di trasformare l’idea dell’oggetto in un progetto completo (sia che si tratti di un oggetto nuovo sia che si tratti un oggetto di riferimento).

Con progetto completo si intende che ogni minimo particolare deve essere pensato, disegnato e curato sul software di modellazione 3D. Più è accurato un progetto e più l’oggetto finale sarà aderente all’idea di partenza.

In questa fase è importante compiere un buon rilievo, se si ha un oggetto di riferimento, e comprendere al meglio le idee del cliente.

Nel manufatto l’esecuzione è il punto focale, infatti, a parità di progettazione e ideazione, sarà la bravura dell’artigiano a fare la differenza sul prodotto finale. La stampa 3D colma la mancanza di una manualità esperta, premiando fortemente la capacità di progettazione.

Un ulteriore vantaggio viene offerto dal software di modellazione: esso permette di scalare l’oggetto, o pare di esso, a piacere e attraverso delle stampe di prova in scala ridotta, verificarne la qualità e i dettagli.

Stampando piccole porzioni dell’ oggetto finito controlliamo il prodotto, dando la possibilità  al cliente di seguire tutte le fasi di realizzazione.

Come scegliere il giusto materiale.

L’esigenza di realizzare oggetti sempre più realistici ha permesso lo sviluppo di diversi materiali plastici. Infatti, sul mercato i materiali vengono forniti in diversi stati (filamenti, polvere, granuli, resine ecc.). La scelta varia a seconda della stampante, del progetto, del campo di applicazione dell’oggetto.

Si associa spesso la stampa 3D alla plastica, senza dubbio il campo dei polimeri è il più esplorato, tuttavia non vanno dimenticati:

  • I metalli (Titanio, Alluminio, Acciaio Inox, Cromo, Bronzo, Argento, Oro ecc.)
  • I materiali Bio impiegati nel campo medico/sanitario
  • I materiali eco sostenibili quali carta e ceramica
  • fino a giungere all’industria alimentare dove si sono condotti diversi esperimenti, primo fra tutti il cioccolato.

I materiali si adattano sempre più alle nostre esigenze e nel nostro caso abbiamo optato per un filamento plastico effetto pietra. Il risultato è stato davvero sorprendente.

Ultime scelte tecniche prima di procedere con la stampa 3D

Per una resa migliore dei dettagli e per facilitare il compito di stampa, abbiamo preferito suddividere il nostro modello in 3 parti principali: le due ali della cornice e l’anima centrale.

Questa scelta si è rivelata ancora più efficace in fase di rifinitura. Infatti, abbiamo consegnato lo stemma ad una nostra collaboratrice, pittrice, che lo ha abilmente dipinto.

Sorge spontanea una riflessione sulle cosiddette “tecniche miste”, ovvero realizzare un oggetto che non risulta interamente dalla stampa ma, nella sua produzione, subentrano altri materiali e altri professionisti. Nel nostro caso specifico abbiamo unito la plastica ai colori acrilici e chiamato in causa una pittrice. Questo concetto rende al massimo nella realizzazione di plastici 3D, dai un occhiata.

Tante volte realizzare delle forme semplici usando materiali meno costosi come legno o acciaio permette di risparmiare sul tempo e sulle spese. Quindi la stampa 3D ci permette non solo di realizzare oggetti ex novo ma di implementare, aggiustare quelli già esistenti.

Un pò di storia per i più curiosi.

Il blasone è intestato alla famiglia Lizzi e riporta due date: 1300 e 1748. La prima riguarda la nascita della famiglia attestata inizialmente nei pressi di Caporiacco. Dalla fine del ‘300 al 1500 si è poi spostata nella vicina Farla di Majano. Solo in seguito la famiglia si stabilisce a Fagagna e nasce la stirpe dei “Marièts” (1748) dove si trova la collina raffigurata nell’anima.

Il “sorecognòn” Mariet è un nome di casato trasferito dai Cecon ai Lizzi, anche perché un antenato abitava nella casa dei Cecon, detti “Mariet”: in un antico censimento delle famiglie di Fagagna, redatto nel 1739, c’era una famiglia Cecon abitante in borgo Riolo e in un atto del 1661 si nomina, sempre a Fagagna, un “Batista Cecone detto di Marietta”.
Appare chiaro che nel corso di circa un secolo il soprannome “Marietta” è stato “maschilizzato” da preti e/o notai, cioè da uomini, uniche persone ad avere il privilegio di scrivere sui registri.Tali modifiche si notano spesso nella formazione di vari cognomi friulani, dove le forme antiche erano femminili ma poi, lungo i secoli, sono state mutate in maschili.

A fine ’800 i membri della casa supereranno il numero di 50 persone. È questo porta alla divisione in due rami familiari: i Marièts che andranno ad insediarsi in borgo Paludo ed i Marièts che si stabiliranno in borgo Riolo. L’Origine del cognome Lizzi” secondo alcune ipotesi  deriva dalla parola friulana “liz”, termine usato dai tessitori medioevali; questo ci porta all’ultima raffigurazione dello stemma, ovvero due artigiani intenti ad usare una cardatrice. Questo macchinario permette di “battere” la lana e liberarla dalle impurità e rendere parallele le fibre in modo da facilitare le successive operazioni di filatura.

 

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